HIRAGANA

Lo Hiragana  (ひらがな) è uno dei due sillabari utilizzati per la scrittura della lingua giapponese. Insieme al sillabario Katakana costituisce quello che viene definito Kana, ovvero il sistema di scrittura autoctono basato sulla fonetica.

Ogni carattere Hiragana corrisponde a una sillaba o a una vocale, con l’eccezione del suono consonantico “n” ん, considerato come una sillaba intera nella fonetica giapponese.

Nonostante i caratteri Hiragana rappresentino gli stessi suoni e sillabe dei caratteri Katakana, lo Hiragana è facilmente distinguibile per il suo aspetto, che appare di forma più arrotondata e simile al corsivo.

Le sillabe possono essere di tre tipi:

  • Pure: formate da una vocale preceduta da una consonante (es. か ka, へ he, ecc.).
  • Impure: formate da un carattere Hiragana cui viene aggiunto il segno diacritico dakuten, ad indicare che la consonante di quella sillaba deve essere sonorizzata (es. が ga, べ be, ecc.), oppure il segno diacritico handakuten, utilizzato per le sillabe che iniziano con l’ “h” ad indicare che questa va pronunciata “p” (es. は “ha” diventa ぱ “pa” ecc.).
  • Contratte: costituite da una sillaba Hiragana che termina in i, seguita da una delle sillabe ya, yo, yu, scritte in piccolo affianco così da produrre un suono composto (es. にゃ nya, じょ jo, ecc.).

In totale il sillabario Hiragana è composto da 106 sillabe, di cui 48 sono quelle pure. Per questo motivo viene comunemente definito gojūon, letteralmente “i cinquanta suoni”.

Lo Hiragana si usa per la trascrizione di parole per cui non vi è un Kanji, oppure non lo si conosce, per le particelle (es. から, まで, は ecc.), per i suffissi (es. さん, ちゃん ecc.) e per le inflessioni di verbi e aggettivi.

Questo sillabario torna molto utile se usato sotto forma di Furigana, ovvero quando ha la funzione di riprodurre la pronuncia di Kanji poco usati o conosciuti, traslitterandola in piccoli caratteri Hiragana posti sopra o accanto al Kanji in questione.