SHIBORI

Lo Shibori è l’arte giapponese del tingere i tessuti originaria del periodo Edo (1603-1868).

La tecnica dello Shibori consiste nell’immergere un tessuto in una tintura, in modo da ottenere una decorazione astratta.

Le tecniche dello Shibori sono svariate: a seconda di come si lega, cuce o piega il tessuto, si potranno ottenere risultati completamente diversi. La trama può variare inoltre in base al tipo di stoffa impiegato, tendenzialmente seta, canapa e, col procedere dei secoli, cotone.

Per quanto riguarda i colori fin dall’antichità il più utilizzato era l’indaco, seguito dal rosso corallo e dal viola.

Esempi di tecniche dello Shibori e delle relative fantasie ottenibili:

  • Kanoko Shibori: fantasia astratta a cerchi.
  • Miura Shibori: disegni che richiamano la forma dell’acqua che scorre.
  • Kumo Shibori: sagome simili al ragno.
  • Nui Shibori: tecnica più complessa e dispendiosa con cui è possibile prevedere il disegno che ne risulterà.
  • Arashi Shibori: fantasie diagonali che rimandano a una violenta pioggia.
  • Itajime Shibori: tecnica con cui è possibile evitare che il colore penetri in determinate zone di tessuto.

La più famosa località giapponese per la produzione di tessuti Shibori è Arimatsu, dove venivano tinti i kimoni destinati ai nobili di Kyoto. Ancora oggi gli artigiani di questa città continuano la produzione, dato il ritrovato interesse per la società verso i manufatti di alta qualità.

In Europa questa tecnica di tintura è entrata in voga a partire dagli anni ‘70, quando stilisti e designer hanno pensato di sfruttarla al fine di ottenere abiti e prodotti dallo stile ricercato.