NINJA

I ninja (忍者), anche conosciuti col termine di shinobi (忍び), erano delle spie giapponesi in attività nel periodo feudale (XV secolo), ma ci sono fonti che ne documentano la possibile attività addirittura a partire dal XII secolo. Spesso classificabili come mercenari, i loro compiti spaziavano dal sabotaggio o spionaggio, fino ad arrivare all’assassinio ed alle azioni di guerriglia.
Malgrado i loro metodi venissero ritenuti piuttosto disonorevoli dalla casta dei samurai, che seguiva invece un codice etico completamente diverso, date le agitazioni del periodo Sengoku, mano a mano crebbe la necessità di impiegare guerrieri disposti a svolgere anche atti simili al moderno terrorismo (venivano spesso impiegati come predoni od incendiari). I clan ninja erano suddivisi in famiglie, che a loro volta classificavano i loro membri per ruolo e per rango: genin (“uomo più basso”), chunin (“uomo di mezzo”) e jonin (“uomo più alto”); i ninja donna erano conosciuti come kunoichi. L’insieme di tattiche e tecniche da loro utilizzate viene detto ninjutsu.
Iga e Kōga furono i due clan principali, che si occuparono nel corso degli anni di allenare ed istruire le nuove reclute, stanziati rispettivamente nella moderna prefettura di Mie ed in quella di Shiga. Malgrado vi siano documentazioni nei vari secoli di possibili predecessori dei ninja, bisogna sottolineare che solo a partire da questi anni gli shinobi, come noi li conosciamo, venivano addestrati appositamente per svolgere i loro compiti. Non si ha inoltre alcun documento che attesti come possibili successori che condividono con loro alcune tattiche fossero effettivamente ad essi collegati.
Dato la grande diffusione dei ninja non è strano constatare come molte persone iniziarono anche a prendere contromisure contro di essi, come lame nascoste in punti strategici della casa o fili attaccati a campanelli, usati come allarmi. Contromisure che arrivavano ad influenzare anche le stesse progettazioni architettoniche, molto complesse, dei vari corridoi dei castelli, difficili quindi da percorrere o conoscere; le lunghe stanze erano inoltre ricche di fori nei muri, mentre i pavimenti a volte venivano rinforzati con lastre di metallo, pronte a stridere se calpestate.
Col passare dei secoli la figura del ninja si è mescolata sempre più col folklore popolare, rendendo difficile da distinguere le verità storiche dalle leggende, soprattutto quando ad essi venivano attribuite abilità quali il camminare sull’acqua o l’invisibilità. Grazie però alla loro popolarità, la loro figura è riuscita a sopravvivere fino ai giorni nostri, agendo come fonte di ispirazione per moltissime opere, tra cui anime, manga e videogiochi.

Francesco M. “El” Fiore