NINJUTSU

Malgrado sia difficile pensare che il vasto arsenale di abilità insegnate ed apprese dai ninja sia raggruppabile sotto un singolo termine, in tempi moderni l’insieme delle loro discipline è stato denominato ninjutsu (忍術), composto dai due kanji di “pazienza” e “tecnica”.
Nonostante fuori dal Giappone si paragoni il ninjutsu ad altre arti marziali, esso non può essere classificato propriamente in tale modo, visto che i ninja raramente cercavano lo scontro aperto cogli avversari, prediligendo le azioni furtive dello spionaggio o quelle agitative del sabotaggio.
Si sa per certo di come le loro tecniche venissero solitamente raggruppate in base ad uno dei cinque elementi, ovvero: fuoco, acqua, terra, vento e fulmine. Studiavano come non essere individuati passando attraverso alberi o stagni, o come distrarre l’attenzione di guardie e sentinelle appiccando incendi; erano anche grandi esperti del travestimento, che poteva spaziare da quello di comuni contadini o braccianti, per reperire informazioni senza destare sospetti, fino a quello di monaci o mendicanti, che permetteva loro di nascondere armi sotto alle grandi vesti.
Oltre ad essere abili nelle tattiche di sopravvivenza, i ninja erano comunque istruiti nel combattimento corpo a corpo, e miravano a cogliere di sorpresa l’avversario in posti bui o stretti oppure durante la notte per stordirlo. Erano anche in grado di maneggiare molte armi, adatte per varie missioni, le più famose sono: la katana (compagna fedele di molti guerrieri giapponesi, era usata dai ninja sia come appiglio per arrampicarsi, sia come strumento per gettare polvere negli occhi dei nemici), gli shuriken (un insieme di lame da lancio di varie forme, tra cui le famose “stellette”), la fukiya (ovvero la cerbottana, caricata anche con proiettili velenosi), il kusarigama (un’arma composta da un peso ed una piccola falce, collegati da una catena) e i makibishi (punte di metallo che venivano lasciate cadere durante la fuga per intralciare gli inseguitori). Oltre ad aggiungere al loro arsenale anche armi esplosive (importate inizialmente dalla Cina nel XIII secolo) stordenti, rilascianti fumo o anche a frammentazione piene di ferro, gli shinobi erano perfettamente addestrati nelle azioni di gruppo.
Si pensa addirittura che i più abili fossero in grado di compiere azioni sovrumane, come diventare invisibili, volare grazie ad appositi aquiloni o mutare la propria forma assumendo fattezze di animali. Vi erano infine le tecniche denominate kuji-kiri, ispirate al taoismo, che venivano eseguite applicando sigilli colle mani e che si ritiene potessero avere effetti diversi, dall’aumentare la concentrazione, fino al permettere di eseguire incantesimi o magie.

Francesco M. “El” Fiore